Castel dell'Ovo


Sorge sull'isolotto di Megaride, costituito da due scogli uniti tra di loro da un grande arcone. Su questo isolotto sbarcarono i Cumani (di origine greco-euboica) a metà VII secolo a.C. per poi fondare sul retrostante Monte Echia la città (o, quanto meno, un organizzato centro abitato) di Partenope, di cui nel 1949 è stata scoperta la necropoli in Via Nicotera 10, mentre si stavano scavando le fondazioni per la costruzione di un edificio che ha sostituito un altro distrutto dai bombardamenti dell'ultima guerra.
Sull'isolotto e sul Monte Echia, nel I secolo a.C., durante la dominazione romana, fu costruita la celebre villa di Lucio Licinio Lucullo, che, probabilmente, si estendeva con giardini e fontane fino all'attuale Piazza Municipio, come sembra dimostrare una struttura riportata alla luce dai recenti scavi sotto Castelnuovo. Della ricordata villa rimangono i rocchi delle colonne nella cosiddetta "Sala delle Colonne" che, durante l'alto Medio Evo, fu adibita a refettorio di uno dei conventi che furono costruiti sull'isolotto e i resti di un ninfeo sulla terrazza di Monte Echia.
Nella villa, che fu fortificata dall'imperatore Valentiniano III intorno alla metà del V secolo, fu rinchiuso nel 476 d.C. l'ultimo imperatore romano Romolo Augustolo che vi morì poco dopo, segnando coni la fine dell'impero romano d'Occidente. Successivamente sull'isolotto e su Monte Echia furono costruiti numerosi edifici conventuali da parte di religiosi e religiose, provenienti soprattutto dall'oriente, che portavano con loro relique di santi e che erano fuggiti dai loro paesi di origine durante la lotta iconoclastica promossa dall'imperatore Leone III Isaurico. La fortezza fu distrutta agli inizi del X secolo dai napoletani, per evitare che vi si insediassero i saraceni. I Normanni la ricostruirono nel XII secolo determinando insieme con Castelcapuano due direttrici di sviluppo, di comunicazioni e di commercio, una verso il mare e l'altra verso l'entroterra.
Dopo la costruzione di quest'ultimo, il Castel dell'Ovo fu abitato solo saltuariamente.
Durante il regno di Carlo I d'Angiò vi furono trasferiti il tribunale della Camera regia e l'erario dello Stato. A metà 400, per i danni subiti durante la guerra tra Carlo III e Giovanna I e per quelli provocati dalla presenza di truppe mercenarie sotto la reggenza della regina Margherita di Durazzo, vedova di Carlo III, furono necessari, da parte degli Aragonesi, lavori di ristrutturazione e di trasformazione ed il castello assunse la forma rappresentata nella Tavola Strozzi, dalla quale appare anche un antemurale di protezione nella parte più bassa dell'isolotto. Parti rilevanti durante la visita: le due torri, denominate Normandia e Maestra, i resti della Chiesa di S. Salvatore, una sala gotica coperta a volte, una loggia ogivale del '300, trasformata nell'800 in cappella, la già ricordata sala delle colonne, i resti di un loggiato quattrocentesco, le celle dei monaci, il cosiddetto carcere della regina Giovanna ed il grande terrazzo panoramico con i cannoni spagnoli rivolti verso la città.
Circa l'origine del nome, probabilmente dovuto alla forma della costruzione, una leggenda medioevale lo fa risalire all'uovo che Virgilio avrebbe nascosto all'interno di una gabbia nei sotterranei del castello, il cui destino, unitamente a quello dell'intera città di Napoli sarebbe legato al destino dell'uovo.
Le cronache riportano che, al tempo della regina Giovanna I, il castello subì ingenti danni a causa del crollo dell'arcone che unisce i due scogli sul quale esso è costruito e la regina fu costretta a dichiarare solennemente di aver provveduto a sostituire l'uovo per evitare che in città si diffondesse il panico per timore di nuove e più gravi sciagure.




dal sito del Comune di Napoli